Dic 26, 2009 - Miti&Leggende    No Comments

San Nicola

L’etimo del nome Nicola deriva dall’unione di due parole greche “Nike” e “Laos”, cioè “Vincitore del Popolo”. Per gli antichi, infatti, la “Vittoria” era personifica dalla “Nike”. Questa divinità era l’immagine del potere invincibile di Zeus e di Pallade Atene, il più importante nume dopo il padre di tutti gli dei, Zeus. Atena era venerata anche con il nome di Atene Nike ed essa non era alata poiché, essendo l’alterego della divinità, non si poteva staccare da essa. Atena era, secondo la mitologia classica, la personificazione della Sapienza, dell’agilità, e della guerra. Essa era la regina del cielo ed una delle dodici divinità più importanti dell’Olimpo, nonché una delle tante facce della Grande Madre e del suo archetipo la Dea Bianca, cioè la Luna. Atena venne fuori dalla testa di Zeus, quando questi mangiò la sua prima moglie Meti, poiché era incinta. Il padre degli dei temeva, infatti, che il nascituro fosse superiore a lui e in qualche modo ne usurpasse il potere, e così appena dopo essersi nutrito della consorte, gli scoppiò un forte, mal di capo, allora, Efesto con una grossa ascia gli assestò un colpo, la testa del padre degli dei si aprì, e… come per incanto vi emerse una giovane donna bellissima vestita con una lucente armatura. Questa dea aveva dato agli uomini l’olivo e aveva inventato l’aratro e il suo uso; per questo motivo essa era venerata anche come protettrice dell’agricoltura. Per propiziarsi una buona semina e quindi un buon raccolto, ben due dei tre rituali sacri erano dedicati ad essa, come le feste in suo onore, le cosiddette Panatenee, che in principio erano semplici rituali della mietitura. La sua immagine iconografica è quella di una donna, nel vigore della giovinezza con uno scudo e una lancia. I suoi animali totemici erano: il gallo, la civetta, la cornacchia, e il serpente; la sua pianta sacra era l’olivo; presso i romani venne chiamata Minerva. Tra i suoi appellativi vi erano anche quello della già citata Nike come vittoria, per il suo tempio che dominava l’Acropoli. Con il passare del tempo la Nike, divenne il simbolo di eventi lieti, prosperi, vittoriosi, nonché di competizioni sportive ed avvenimenti musicali che coinvolgeva in generale il popolo. Presso i Sabini essa veniva chiamata Vacuna, che era anche protettrice dell’agricoltura e del desiderio carnale, inteso come piacere. Nell’aquilano presso uno dei ruderi di un tempio dedicato a questa divinità, che il sincretismo cristiano ha trasformato in Santa Maria della Neve, venivano celebrati, agli inizi di agosto, dei singolari riti propiziatori. Essi consistevano nel tracciare un solco con l’aratro, il più diritto possibile, e questo solco attraversava tutti i campi fino al sagrato della chiesa di Santa Maria della Neve. Il giorno successivo una mucca veniva fatta genuflettere sulla porta della chiesa, dopodiché un ragazzo scelto tra le migliori famiglie della zona le montava in groppa e si allontanava dal paese per tornarvi più tardi dopo che alcune persone avevano ammonticchiato dei covoni di grano. Egli dopo essersi seduto su di essi distribuiva delle ciambelle a tutti i partecipanti alle feste che culminavano con musica, canti e danze. I romani la chiamarono Dea Victoria ed era rappresentata, come la sua antesignana Nike, con le ali e un ramo di palma e una corona di alloro, ed era una divinità celeste minore. Già dal etimo del nome si evince che questo Santo, abbia a che fare con l’abbondanza e la prosperità e sia uno delle tante figure pagane che la “Trasmutazione” cristiana ha beatificato.

San Nicolaultima modifica: 2009-12-26T11:04:53+01:00da gocccedipioggia
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento