Dic 26, 2009 - Miti&Leggende    No Comments

La vita di San Nicola

Nicola pare sia nato a Patara in Turchia, o più in generale, in quella “regione” che durante l’Evo Medio era definita come “Saracinia” cioè terra dei Saraceni o Mori, comunque dei pagani. Egli nacque verso la fine del 200 d.C. da una famiglia cristiana agita. Tra le tante leggende che aleggino intorno a questa figura, si narra che appena nato, si sollevò, con le mani giunte, dal catino nel quale lo stavano lavando, ringraziando il Signore di essere nato; egli si nutriva solo i mercoledì e venerdì, giorni con particolari influssi negativi, secondo la tradizione popolare. Mercoledì, dal latino “dies mercuri”, cioè giorno di Mercurio, deriverebbe dal nome della divinità tedesca Odino, padre di tutti gli dei, marito di Frigga o Feya e padre di Thor. Nelle società contadine il mercoledì era considerato il giorno dedicato alla Madonna del Carmelo o del Carmine; infatti, per loro, questo giorno veniva chiamato semplicemente il “Carmine”. Venerdì dal latino “dies veneris”, cioè giorno di Venere, dea della bellezza nonché uno delle tante facce della Grande Dea Madre, divinità universale che si scindeva presso i vari popoli, religioni e società, in diversi numi come ad esempio la tedesca Freya , che per i popoli teutonici era la dea della fertilità, signora e padrona della giovinezza, della bellezza, dell’amore sia platonico che passionale e ovviamente di tutto ciò che era associato ad esso. Questa divinità bellissima, moglie di Odur, in alcune versioni del mito consorte di Od e in altre addirittura compagna del potente Odino, figlia di Njordhr , sorella di Freyr e madre di Hnossa, era una delle più potenti divinità dei Vani nonché figlia del protettore dei naviganti, veniva raffigurato come un guerriero selvaggio e crudele. Essa conosceva anche l’arte della divinazione che mise al servizio di Odino quando questi perse l’uso della vista; essa divenne, così, potente da indossare il mantello del destino, decretando la vita e la morte degli uomini, esigendo, inoltre, il tributo di metà dei guerrieri periti in battaglia. Il giorno consacratole era il venerdì da cui prende anche il nome, i suoi animali sacri erano i gatti , il falchi, le farfalle, il cuculo e cavalli. Con l’avvento del cristianesimo, si cercò di sradicare questo culto pagano demonizzandolo, e così il venerdì divenne un giorno infausto, i gatti alati che trainavano il suo cocchio si mutavano in streghe dopo sette anni e infine i cavalli neri divennero i messaggeri degli inferi. Inoltre questo già nefasto giorno divenne addirittura sfortunato per tutti i tipi di lavoro da quando il 13 ottobre 1307, che cadeva di venerdì, Filippo IV, detto il bello, emise un mandato di cattura contro tutti i templari che si trovavano sul suolo francese. Appena emesso l’ordine di cattura, alcuni templari presero il mare, dal porto de la Rochelle, e solo coloro che riuscirono a imbarcarsi nella confusione seguita agli arresti poté salvarsi, da allora in memori di questo massacro perpetrato ai danni di innocenti, questo giorno, ha preso una valenza malefica. Per tornare al personaggio storico, o perlomeno a quello che si sa di San Nicola, come persona realmente vissuta, si dice che egli presenziò, forse, con la carica di diacono, il concilio di Nicea, dove, tra le tante cose, si confermò la natura divina del Cristo, per poi recarsi a Roma, ove, per volere di Papa Silvestro, divenne vescovo di Myra in Lycia, provincia dell’Asia Minore, e grazie al suo apostolato che questa terra fu risparmiata dalle eresie. Rimasto orfano in giovane età, fu perseguitato e torturato per le sua ideologia religiosa, finché l’Editto di Costantino non pose fine alle persecuzioni Cristiane. Nicola di Patara morì intorno nel 350 a. C. a 82 anni; egli fu un forte, deciso, zelante cristiano che operò molti miracoli. Una delle sue prime biografie furono redatte nel 740 da Sant’Andrea di Creta. La venerazione del Beato, giunse in Occidente dopo che l’Imperatore bizantino Leone III l’Isaurico (680-741), proibì il culto delle sacre rappresentazioni, mettendo al bando tutto ciò che li riproduceva. Molti religiosi per perpetrare questa tradizione, fuggirono in Occidente portandosi dietro le loro usanze, compreso il culto di San Nicola. Le spoglie mortali di Nicola furono sepolte in una chiesa di Myra vicino Patara che fu sconsacrato e così si perse la memoria dell’edificio insieme a ciò che conteneva. Passarono i secoli e questa terra fu conquistata dai Selgiunchi, che nutrendo una profonda avversione per i cristiani, impedivano ai pellegrini di raggiungere la Terra Santa assalendoli e depredandoli. Probabilmente fu questo uno dei tanti motivi per cui si promossero le Crociate. Nel 1086 un vescovo ebbe un sogno premonitore nel quale il Santo di Bari gli imponeva di andare a recuperare le sue spogli mortali in Terra Saracinia. L’anno successivo tre caravelle con 47 baresi, tra i quali vi erano sacerdoti, mercanti, e soldati, partirono verso l’ignoto per recuperare i sacri resti del Vescovo di Myra. Questa chiesa, secondo la leggenda, era accudita da monaci, cosa al quanto improbabile, poiché essa era sconsacrata ed era in territorio pagano. Quando i baresi giunsero in questo luogo, prima dei veneziani, anche loro interessati alla sacre ossa, si trovarono di fronte un sarcofago bianco con dentro i resti del Santo immerso in un liquido trasparente, la cosiddetta manna, che inondava la stanza con un odore paradisiaco. Dopo aver preso le spoglie e averle posto in un barile, essi partirono alla volta di Bari. Durante il viaggio si scatenò una tremenda tempesta che fece temere più volte per l’incolumità dei marinai i quali furono salvati dal Santo che fece cessare la procella. Il 9 maggio del 1089 il corpo di Nicola giunge a Bari dove guarì circa 47 malati terminali; in quel anno si iniziò la costruzione di un tempio dedicato al Santo e nel frattempo le spoglie furono poste nella Cattedrale pugliese. Durante lo scavo delle fondamenta dell’edificio alcuni muratori furono coinvolti in un mortale incidente, ma la loro grande fede e l’ulteriore miracolo operato dal Santo, li salvò. Era il 1097 quando la nuova sede del corpo mortale di Nicola fu terminato, siccome mancava un pilastro esso arrivò fortunosamente, galleggiando per mare, dalla terra natale del Beato. In seguito alla riforma, i protestanti abolirono la festività in onore del Santo, anche se i coloni olandesi continuarono, a New Amsterdam, a venerarlo e quando questa città passò sotto il controllo inglese e fu ribattezzata con il nome di New York, il venerabile divenne Sinter Klaas: un misto tra l’iconografica classica del beato e il dio teutonico Thor e la su festa fu spostata al 25 dicembre. La festa del santo fu soppressa dalla chiesa nel 1969.

La vita di San Nicolaultima modifica: 2009-12-26T11:05:00+01:00da gocccedipioggia
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