Giu 7, 2009 - Miti&Leggende    No Comments

Il barone Corvo

Castello de Corvis jpg.jpg

Roccascalegna è un piccolo comune dell’Abruzzo, situato in una conca, a metà strada tra il mare  Adriatico e il Massiccio del Gran Sasso.

I primi a colonizzare questo angolo d’Abruzzo furono i longobardi, che scelsero Roccascalegna come loro avamposto. Poi fu la volta di alcuni discendenti di un soldato di ventura germanico, a cui fu donato il feudo per i servigi resi, i quali costruirono un imponente mastio; ma nel 1428 un indegno successore del valoroso soldato perse il titolo ed il feudo, che fu acquistato dai Carafa di Napoli, i che, a loro volta, persero il feudo che fu acquistato per alcune migliaia di scudi dalla famiglia De Corvis di Sulmona e proprio a un loro discendente che si attribuisce un fatto di sangue accaduto nel castello che segnò per sempre la vita di questo tranquillo e ameno angolo del nostro meridione. 

Si racconta che nella prima metà del 1600 un certo barone De Corvis fu nominato membro del Senato di Napoli, questo incarico stabiliva che coloro che la ricoprivano dovevano necessariamente rimanere a Napoli. Il barone, quindi aveva bisogno di denaro per potersi permettere il soggiorno partenopeo e così impose gabelle e balzelli vari a tutti i suoi suddetti, compresi i poveri abitanti di  Roccascalegna, residenza estiva e feudo del De Corvis.

Il barone era molto tirannico e forse feticista, comunque per vessare ancor di più i suoi vassalli, impose loro di venerare un corvo nero come le tenebre e chi si rifiutava di genuflettersi al cospetto di questa creatura della notte veniva arrestato e buttato in un pozzo, dove vi erano delle spade conficcate nel terreno che dilaniavano i corpi dei poveri sventurati.

A causa di questa sue strane ossessioni, il barone fu ribattezzato dal popolo come Corvo de Corvis, ma il Corvo non pago dei vari soprusi decise di imporre la legge dello

“ Jus Pimae Noctis” , ovvero “il diritto della prima notte” e quindi chi sposava doveva “ricomprare” la propria moglie in base al pagamento di un tassa stabilita dal signore del castello su canoni che  tutt’oggi ignoriamo e coloro che non potevano riscattare la propria sposa…

Appena questa legge divenne operativa il reverendo scomunicò il barone e sobillò la folla a ribellarsi, ma i “bravi” del  signorotto sorpresero il parroco mentre cercava di mettersi in salvo dagli anatemi del nobile, e lo trucidarono proprio ai piedi  del castello.

Oramai il destino del barone era segnato e così un giorno si presentarono dal barone due giovani che volevano sposarsi ma l’uomo non aveva i soldi per ricomprarsi la moglie e così fu costretto accettare di cedere la donna per la prima notte. La donna all’imbrunire, dopo essersi sposata, si recava la castello, le porte si aprirono e la donna vide l’interno del mastio illuminato da miglia di fiaccole che rischiaravano il suo cammino. Arrivata che fu alla camera del barone la donna si coricò, ma mentre il barone quarantacinquenne faceva lo stesso la donna gli spaccò il cuore con un colpo di stiletto. Il de Corvis morente si appoggio la mano sul cuore, nel vano tentativo di fermare il sangue che fuoriusciva copioso dalla ferita, e appoggiò la sua mano insanguinata vicino al suo capezzale, maledicendo la stirpe della sua assassina.

La folla inferocita assaltò il maniero uccidendo il corvo e liberando il paese da un incubo che lo aveva attanagliato per anni.

La leggenda dice che in epoche diverse si sia provato a cancellare la mano di sangue che campeggiava sul capezzale della camera da letto, ma essa riaffiorava più vermiglia e nitida di prima, finché nel 1940, in seguito a un annata particolarmente piovosa, parte del castello è crollato portandosi via anche la camera dove era successo l’omicidio.

Un’altra leggenda narra che, nelle notti di tempesta quando il vento sferza le merlature del mastio e le nubi basse e neri accarezzano la torre, un volo radente di corvi preannuncia il ritorno del barone che passeggia inquieto per le stanze del suo antico maniero, cercando la pace eterna.

Questa è una leggenda e come tale i personaggi non sono realmente esistiti, ma il de Corvis rappresenta l’incarnazione della perfidia e cattiveria con cui il potere ha dominato e continua a dominare le genti di tutti i tempi e luoghi della Terra.

Il barone Corvoultima modifica: 2009-06-07T12:33:00+02:00da gocccedipioggia
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